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Assicurazioni: l’Italia esposta ai rischi naturali e del clima

Le imprese italiane sono molto esposte a rischi naturali e climatici. Tra frane, piogge, inondazioni e ondate di calore possono perdere circa l’1 per cento del fatturato l’anno e, a causa dei cambiamenti del clima, nei prossimi 30 anni le perdite attese salgono di circa il 10 per cento.

Pubblicato il 27/10/2022
casa protetta da eventi atmosferici naturali
Imprese italiane sotto-assicurate contro i rischi naturali

La copertura assicurativa contro i rischi naturali e quelli legati al clima è tra le meno considerate dalle imprese del nostro Paese. Questa caratteristica le espone ai fenomeni naturali estremi, che si annunciano sempre più frequenti e che sono destinati ad avere un impatto crescente sulla salute umana, sulle proprietà, sulle aziende, sulle famiglie e, di fatto, sull’economia in generale.

Uno studio di CRIF-RED analizza l’impatto di questi rischi e dei cambiamenti climatici sulle società italiane, arrivando a stimare la probabilità che si verifichino perdite economiche, siano esse costi di riparazione di danni, mancati introiti o costi da interruzione di servizio, innescate da fenomeni naturali (compreso il terremoto, che ha una forte rilevanza nel nostro Paese).

Polizze contro eventi catastrofali ancora poco diffuse

In sintesi, in Italia un’impresa su tre è esposta a potenziali perdite economiche a causa di fenomeni naturali. È un punto di debolezza non indifferente, considerato, sottolinea Giuseppe Dosi - Head of insurance di CRIF -, che solo nel 2021 i disastri naturali abbiano causato nel mondo più di 10 mila morti e 250 miliardi di dollari di danni economici.

E tuttavia, aggiunge, in Italia - sebbene il numero e i sinistri da eventi meteo catastrofali siano in crescita -, la penetrazione delle polizze a garanzia contro perdite innescate da questi eventi rimane marginale. Secondo dati ANIA, questo tipo di coperture sono infatti ancora scarsamente diffuse (in linea col tradizionale protection gap rispetto agli altri Paesi europei e, anche, a causa di fattori strutturali).

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Nel 2050 il 75% delle aziende a rischio da ondate di calore

Lo studio, con l’obiettivo di favorire una maggiore consapevolezza e supporto nella stima dei rischi nel nostro Paese, indaga sia sugli impatti odierni sia su quelli futuri (in un orizzonte al 2050) dei cambiamenti climatici. Mette anche in luce che da una parte c’è una sottostimata percezione di pericolo da parte delle aziende e, dall’altra, non c’è ancora un’adeguata offerta da parte delle compagnie di prodotti a tutela del rischio da eventi naturali.

Il quadro non è incoraggiante: i rischi fisici causano alle aziende italiane una perdita attesa di circa l’1% di fatturato l’anno e, a causa dei cambiamenti del clima nei prossimi 30 anni le perdite economiche attese saliranno di circa il 10%. Nel 2050, infine, il 7% delle aziende italiane sarà a rischio perdite per ondate di calore, con punte fino al 55% nel Sud.

Le province più a rischio frane, inondazioni e pioggia

I rischi fisici legati a eventi naturali non sono visti in modo uniforme in tutto il territorio italiano. Per quanto riguarda il rischio frane, lo studio rivela che le province interamente ubicate in zone montuose, in particolare nelle Alpi, sono quelle più esposte. Aosta, Sondrio, Trento e Belluno presentano più del 40% delle loro aziende esposte a un rischio alto.

Il rischio inondazione è elevato invece nelle province della bassa valle del Po (Rovigo e Ferrara), in zone costiere a scarsa elevazione (Gorizia) o in quelle caratterizzate da piogge torrenziali e inondazioni (Genova e Catania).

Per le forti precipitazioni la provincia più esposta è quella del Verbano-Cusio-Ossola, che presenta sia rischio di forti nevicate che di grandine, seguita da Lecce e Siracusa, dove il regime di precipitazioni è particolarmente intenso e sono frequenti anche le grandinate.

Agricoltura, commercio e logistica i settori più a rischio

Altro elemento di rischio, oggi ancora considerato secondario, è rappresentato dalle ondate di calore e dallo stress idrico. Lo studio CRIF-RED rivela che il rischio da ondate di calore (per il quale sono stati considerati i dati estratti in condizioni di clima previsto per il 2040-2049), risulterà più omogeneo tra i territori pur interessando maggiormente le province nel Sud e quelle della valle del Po.

Da un punto di vista settoriale, agricoltura, commercio e logistica risultano i settori più colpiti nel contesto prospettico. All’opposto, il settore servizi è quello con il minor numero di aziende esposte ad almeno un rischio alto, a causa della sua elevata resilienza ai rischi considerati. Tuttavia, anche nel settore più resiliente, la percentuale di imprese a rischio alto su almeno un pericolo supera il 25%.

A cura di: Fernando Mancini